LA GUERRA DEI DAZI NON PRENDE PRIGIONIERI
30 Aprile 2025
Carlo M. Cipolla, straordinario economista e storico dell’economia pavese di una qualità di cui si è perso lo stampino (1922-2000), ci ha insegnato che una persona stupida è uno che causa un danno a un altro, o a un gruppo di altri, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita. “Nessuno sa, capisce o può spiegare perché quella assurda creatura fa quello che fa – ha scritto nel suo Allegro ma non troppo -. Infatti non c’è spiegazione – o meglio c’è una sola spiegazione: è uno stupido”(Wikipedia). Sarebbe un bandito se traesse vantaggio per sé e danneggiasse gli altri. Oppure uno sprovveduto se facesse l’esatto contrario. Invece è stupido e basta.
A vedere i risultati parziali si sarebbe tentati di credere che Donald Trump faccia naturalmente parte della prima della categoria delineata da Cipolla, con la sola alternativa di poter entrare nella seconda se riuscisse davvero a modellare l’America dei suoi sogni (e dei nostri incubi), scassinando l’intero sistema multilaterale globale nel quale viviamo da oltre tre decenni. Carlo Cipolla avrebbe sorriso davanti a tutto allo scempio di raziocinio a cui stiamo assistendo, avvezzo com’era a rendere semplice e quotidiano l’intervento analitico sui comportamenti dei leader e della loro inferenza sulle vite degli uomini e delle donne che popolano il Pianeta.
Si sarebbe probabilmente divertito anche a vedere il Fondo Monetario Internazionale, ripreso puntualmente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, intento a ripescare il Dilemma del prigioniero per spiegare come, in una guerra globale, l‘equilibrio non cooperativo conduce a una perdita netta per tutti i paesi, con minore occupazione e più bassa produttività del lavoro, senza che questo porti a miglioramenti significativi del saldo commerciale. La parabola è uno degli strumenti vincenti dell’economia, come delle religioni. In questo caso funziona alla perfezione.
Il Dilemma del prigioniero si pone quando due persone vengono messe ai ferri e accusate di aver commesso uno stesso crimine.
Il giudice le confina in locali separati, senza dar loro possibilità di consultarsi, e le informa separatamente delle conseguenze della sua decisione, che può essere quella di confessare o quella di negare di aver commesso il crimine. Nessuno dei carcerati può sapere cosa ha deciso l’altro.
Se entrambi confessano, verrà loro comminata una pena di 6 mesi di reclusione.
Se entrambi negano, la pena sarà per entrambi di solo 3 mesi, poiché le prove sono unicamente di natura indiziaria.
Se uno confessa e l’altro nega, la pena verrà ridotta a chi ha ammesso la responsabilità del crimine a un solo mese di reclusione, mentre verrà raddoppiata a 12 mesi a chi nega.
L’analisi delle combinazioni possibili, trattandosi di un gioco non-cooperativo, porta a dire che per ogni prigioniero risulta più vantaggioso confessare perché, indipendentemente dalla scelta dell’altro giocatore, il suo vantaggio sarà maggiore (il minor danno). Rinunceranno pertanto a un potenziale beneficio per paura di vedere duplicata la sentenza. Se cercheranno il loro massimo ritorno, potranno incappare nella massima pena.
Il Fondo monetario sostiene che la scelta di cooperare sul fronte commerciale aggira il dilemma del prigioniero, in quanto risulta comunque mutuamente positiva. Chiusi in sistema differenti, i Paesi possono scegliere di cooperare o non cooperare sulla base delle loro convinzioni. Ma cooperando ottengono il massimo risultato.
Tornando alla teoria applicata al commercio, l’assunto comportamentale centrale in un gioco del genere è che ci sono diversi agenti il cui unico obiettivo è fare ciò che è meglio per sé. (Aspeniaonline).
Tuttavia, in ogni caso, il proprio successo dipende in qualche modo da ciò che fanno gli altri giocatori. I risultati positivi o negativi in questi giochi dipendono dal fatto che i partecipanti al gioco collaborino o meno.
Quando i soggetti non sono cooperativi, il loro istinto di fare ciò che è meglio per sé stessi è ostacolato da un comportamento simile da parte dei propri concorrenti, nel qual caso, tutte le parti subiscono perdite.
Un risultato migliore è disponibile per ogni giocatore in questi giochi, ma solo attraverso la cooperazione.
La cooperazione risolve il dilemma; vale a dire, cancella il problema secondo cui il perseguimento incondizionato dell’interesse personale individuale porta a risultati inferiori per tutti in una competizione strategica.
Questa indicazione, applicata al commercio globale, ribadisce che il dialogo e l’abolizione delle barriere risultano vantaggiosi per la collettività. E che il perseguimento del maggiore profitto personale crea solo danni globali.
Bisognerebbe che qualcuno lo dicesse a Trump. Ma ci sono ottime ragioni per credere che lo abbiano già fatto e il presidente americano non abbia ascoltato.