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L’INTELLIGENZA SULLA NUVOLA L’Europa insegue le nuove tecnologie. E l’Italia ancor di più. 

19 Maggio 2025

L’INTELLIGENZA SULLA NUVOLA L’Europa insegue le nuove tecnologie. E l’Italia ancor di più. 

19 Maggio 2025

Le statistiche europee dicono che se state leggendo queste parole siete parte di una minoranza. Di poco, ma lo siete. E questo perché, afferma Eurostat, appena il 45,8 per cento degli italiani risulta avere delle capacità digitali “elementari o più che elementari”. Dunque qualcosa in più di un italiano su due non si orienta facilmente davanti a una tastiera o con lo smartphone in mano, così cammina sul tragico crinale dell’analfabetismo funzionale. 

La media Ue è il 55,6 per cento, abbassata da Romania (27) e Bulgaria (35), due paesi dove – dicono le cronache – si stanno affermando regimi nazionalisti e antieuropei, anche se questa è un’altra storia: sebbene le scelte personali siano evidentemente influenzate dalla conoscenza e dalla capacità di comprendere quanto accade intorno a noi. Gli orientamenti di voto sono cose molto più complesse di un clic. Lo dimostra il dato dei Paesi Bassi dove, nonostante l’82 per cento di alfabetismo digitale, il consenso della destra anche ultra è rimarchevole.

Pronti o no? Non ci vuole un premio Nobel per capire che il cambiamento tecnologico richiede alle persone e alle imprese di acquisire nuove competenze digitali. È un tema centrale, sarà uno dei temi vibranti del Festival internazionale dell’Economia, permetterà di guardare avanti il più possibile. Secondo l’obiettivo dell’Ue, l’80 per cento della popolazione dovrebbe possedere almeno competenze digitali di base entro il 2030, dunque restano meno di cinque anni per alzare la media di 25 punti percentuali. Mica semplice. 

S’impone uno sforzo corale evidente dal punto di vista dell’istruzione, della spiegazione dei temi, ma anche investimenti cospicui e politiche di educazione digitale diffuse. Perché resiste un dieci per cento della popolazione adulta che risiede in un mondo che non usa Internet neanche una volta alla settimana. Troppo, visti i tempi.

Il mondo dell’Ia. La lenta capacità di adeguamento del motore europeo alla realtà emerge in modo quasi imbarazzate alla voce “intelligenza artificiale”. Gli algoritmi stanno entrando prepotentemente nella gestione del quotidiano. Le aziende li utilizzano sempre più spesso per migliorare le loro operazioni, poiché la tecnologia offre alle macchine e ai sistemi la capacità di apprendere e prendere decisioni con un buon livello di autonomia per raggiungere obiettivi specifici. 

Eurostat rivela che nel 2024 oltre il 13 per cento delle imprese dell’Unione ha usufruito dell’intelligenza artificiale, è un dato in crescita dell’8 per cento sul 2023. Il suo utilizzo è stato più comune nelle grandi imprese (41 per cento) che nelle piccole e medie (13 per cento). L’Ia risulta essere servita per l’analisi di testi scritti (7 per cento  delle aziende), la generazione di una lingua scritta o parlata (5 per cento) e la conversione della lingua parlata in un formato audio leggibile da una macchina (5 per cento).

A livello dei singoli, svetta la Danimarca, Paese dove quasi una compagnia su tre ha introdotto l’Ia nell’operatività di tutti i giorni. Seguono Svezia e Belgio (entrambi 25 per cento). Al contrario, il livello più basso è nuovamente in Romania (3 per cento), Polonia e Bulgaria (entrambi 6 per cento). L’Italia naviga nella parte bassa della classifica, con un 8 per cento che non fa per nulla onore alla qualità del tessuto imprenditoriale nazionale.

Possiamo immaginare che sia una condizione transitoria, perché sul cloud computing siamo messi meglio. Stima Eurostat che il 45 per cento delle aziende dell’Ue acquista servizi cloud, principalmente per l’hosting dei propri sistemi di posta elettronica e servizi che consentono alle aziende di accedere alle risorse informatiche ospitate da terze parti su Internet, invece di costruire o espandere la propria infrastruttura IT. Ciò rappresenta un potenziale vantaggio significativo per le imprese, poiché la creazione di una propria infrastruttura comporterebbe lo sviluppo di hardware e software autonomi dai costi non indifferenti.

Tutti sulla nuvola. I numeri dicono questo. Raccontano che, nel 2023, il 45 per cento delle imprese europee hanno abbracciato il futuro e acquistato servizi di cloud computing. Come naturale, sono le grandi aziende a fare la parte del leone, dimostrandosi più propense a optare per soluzioni cloud rispetto alle piccole e medie. Nel 2023, il 78 per cento dei pezzi grossi aveva acquistato servizi a distanza, mentre le Pmi erano ferme al 44 per cento. 

Tra chi ha scelto di affidare a terzi le proprie elaborazioni, precisa Eurostat, la maggior parte (83 per cento) si è affidata alla nuvola per ospitare i propri sistemi di posta elettronica, il 68 per cento lo ha utilizzato per l’archiviazione di file e il 66 per cento per software per ufficio, come l’elaboratore di testi e i fogli di calcolo. La massima propensione si è avuta in Finlandia (78 per cento), Svezia (72 per cento) e Danimarca (69 per cento). L’Italia è poco lontana, fermata al 61 per cento dai rilevatori di statistiche. All’ultimo posto si confermano Bulgari e Romania.

Il mondo che verrà. La Commissione europea, ufficio legislativo per i testi che devono essere adottati e recepiti dai ventisette stati dell’Unione, sta preparando una legge sullo sviluppo del cloud e dell’Ia, con l’obiettivo di triplicare almeno la capacità dei centri dati dell’Ue entro i prossimi 5-7 anni e soddisfare pienamente le esigenze delle imprese e delle pubbliche amministrazioni dell’Ue entro il 2035. 

La legge intende semplificare la diffusione dei centri dati individuando siti idonei e semplificando le procedure di autorizzazione per i progetti che soddisfano i criteri di sostenibilità e innovazione. Allo stesso tempo, affronterà la crescente domanda di energia, promuovendo l’efficienza delle risorse, l’adozione di tecnologie innovative di raffreddamento e gestione dell’energia, e l’integrazione dei data center all’interno del sistema energetico più vasto.

Per rafforzare la sovranità digitale dell’Europa nel settore del cloud, Bruxelles sta elaborando in parallelo una proposta di politica unica a livello dell’Ue in materia di “nuvola” per le pubbliche amministrazioni e gli appalti pubblici. L’idea è che questo approccio combinato possa promuovere la crescita dei fornitori europei di servizi cloud e dare priorità all’uso di capacità cloud altamente sicure per casi d’uso altamente critici. L’America è un concorrente che si mantiene lontano che non si può fare a meno di inseguire: questa, a ogni effetto, è una partita che il Vecchio continente non può permettersi di fallire.

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