ROGOFF, L’EUROPA E LO SCACCO A TRUMP
20 Maggio 2025
Da esperto giocatore di scacchi, invita a non piegarsi a The Donald. “L’Europa deve mantenere la calma e non inchinarsi a Trump”, dice Kenneth Rogoff, ex capoeconomista del Fmi (Fondo Monetario Internazionale), gran maestro nel gioco dei re, delle regine, delle torri e dei cavalli, autore del bestseller L’impero del dollaro. L’economista americano, nato nel 1953 a Rochester nello Stato di New York, ha una idea precisa sulla strategia del suo presidente. È uno che “rispetta la forza, come uno scacchista da caffè, bravo e aggressivo solo contro i deboli”. Per questo basta essere forti e sapere come difendersi a testa alta, è così che si vince. “La Cina non si è piegata e Trump dalla Cina non ha avuto nulla – assicura – Anche dall’Europa otterrà poco». (Intervista al Corriere della Sera, 13 maggio 2025).
Per essere uno statunitense, Rogoff nutre una manifesta fiducia nel potenziale nell’Unione europea, anche se ne concede gli attuali limiti operativi. Il futuro “dipende dai vostri politici”, sono loro che “devono decidere se vogliono tornare a contare qualcosa”. A oggi, ragiona, “l’Europa è geopoliticamente irrilevante e lo stesso destino si sta avendo a livello economico”. Se continuasse così, sarebbe un dramma per l’intero mondo, “perché l’Europa è una ineguagliabile sorgente di creatività, ma deve ritrovare il suo smalto e togliersi dalle sabbie mobili in cui è entrata da sola, invertendo una rotta virtuosa e invidiata». (Intervista a La stampa, 22 gennaio 2025).
Rogoff crede nel dovere e nel potere dei governi di impegnarsi in una continua manutenzione dei loro Paesi. «In molti circoli economici la parola “riforme strutturali” è diventata un tabù. Nei rapporti del Fmi è un concetto che non si trova più. In realtà, se devi affrontare una situazione di choc globale dell’offerta, o un cambiamento geopolitico, non hai alternative a imbarcarti in un processo di riforme strutturali per rinvigorire la crescita. E questo, ricordo, è un problema centrale per l’Italia» (Intervista a La Stampa, 17 gennaio 2023).
Ora lo scacco-economista si attende una frenata del biglietto verde. Sui dazi, sottolinea, “l’amministrazione di Donald Trump fondamentalmente ha capitolato. Visto dai mercati, il presidente ora cerca un modo di ritirarsi dalle stupide politiche che aveva messo in atto. Per gli Stati Uniti è positivo: le probabilità di recessione calano e questo è buono per il dollaro. Tuttavia, il valore del biglietto verde è ancora molto alto ed è probabile che scenda”.
Campione di scacchi in gioventù, Rogoff vanta una laurea magistrale summa cum laude alla Yale University (1975) e un Ph.D. in economia al Mit, Massachusetts Institute of Technology (1980). Ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, del quale è stato capo economista nel dal 2001 al 2003, e ha fatto parte del consiglio del Federal Reserve System.
È stato professore di Affari economici internazionali all’Università di Princeton ed attualmente è docente di Economia all’Università di Harvard. Una delle sue teorie che ha generato maggiore controversia è quella espressa in Growth in a Time of Debt (La crescita in tempi di debito, 2013), scritto assieme a Carmen Reinhart, nel quale sosteneva tesi secondo cui un debito nazionale superiore a una certa soglia (da loro individuata, per via empirica, nella misura percentuale del 90% del Pil) sarebbe causa certa di recessione. Una tesi interessante che ha da sempre la sua eccezione: l’Italia.
Kenneth Rogoff sarà ospite al Festival internazionale dell’economia nell’incontro Lo sguardo di un insider su sette turbolenti decenni di finanza globale e il futuro che ci attende. Nel discuterà (in collegamento) con Antonio Spilimbergo, Vicedirettore del Dipartimento di Ricerca del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Sarà all’Auditorium del Collegio Carlo Alberto, il 2 giugno 2025 alle 15.30